Forever Angus Young | Riders Magazine


È passato un mese dal concertone degli Ac/Dc a Imola e ancora abbiamo in testa i riff del chitarrista che “con tre accordi ha fatto più di chiunque altro”Per sempre giovane, di nome e di fatto. L’anagrafe non conta perché Angus Young, nato nel 1955, è rimasto agli anni della scuola, zainetto sulle spalle e chitarra a tracolla. Si dice che le bugie hanno le gambe corte, ma Angus, che ha le gambe cortissime ed è alto appena un metro e 57 centimetri, racconta la verità dal primo giorno che ha preso in mano uno strumento.Angus Young voleva diventare famoso suonando rock’n’roll come i suoi idoli, Chuck Berry, Little Richard, gli Yardbirds e gli Who, ed è diventato famoso quanto loro se non di più, continuando a suonare testardamente gli stessi tre accordi, la stessa progressione blues accelerata e degenerata.Sempre in pantaloncini come un bambinetto, Angus suona la sua chitarra, fa il passo dell’oca, continua a suonare, si butta a terra e, roteando su se stesso come un indemoniato, fa cantare la sua Gibson SG che si è beccata il soprannome di Diavoletto perché ha una sagoma che ricorda una testa cornuta. E cos’altro è Angus Young se non un piccolo diavolo? «Sono disposto anche a cacare e pisciare sulla gente, all’occorrenza» dichiarò pacifico nel cuore degli anni Settanta. «Angus è come Clark Kent» ha raccontato una volta Brian Johnson, l’attuale cantante degli Ac/Dc. «Entra in una cabina del telefono ed esce come un quattordicenne pronto a spaccare tutto».E infatti, agli esordi con gli Ac/Dc, Angus Young aveva provato a presentarsi sul palco con il mantello e la tutina da supereroe, Super-Ang, e una volta indossò pure un costume da gorilla. Alla fine ha avuto la meglio la divisa scolastica, un’idea venuta alla sorella Margaret, che vedeva il piccolo Angus tornare a casa da scuola di corsa e andare dritto in cameretta a suonare la chitarra senza nemmeno fermarsi per togliere l’uniforme.Ecco, gli Ac/Dc sono un affare di famiglia. È stata proprio Margaret a cucire addosso al gruppo quel nome: aveva infatti letto dietro la propria macchina da cucire alternating current/direct current e così è nato il marchio Ac/Dc, con un fulmine a separare la sigla della corrente alternata.In realtà Angus è tutto tranne che fulminato: «All’inizio la gente credeva fossi un eroinomane. Mi scatenavo sul palco e alcuni pensavano: Deve essersi fatto. In realtà, io non sono mai stato un party animal». Eppure, gli Ac/Dc sono proprio questo: la colonna sonora di una festa che non finisce mai. La festa a casa Young iniziò a metà anni Sessanta, quando l’intera famiglia si trasferì dalla Scozia all’Australia. George Young, fratello maggiore di Angus, era infatti diventato celebre suonando negli Easybeats, che erano praticamente i Beatles della terra dei canguri, ed è stato grazie a lui che Angus e l’altro fratello, Malcolm, hanno cominciato a coltivare la passione per la musica e, soprattutto, per il rock’n’roll.Insomma, gli Ac/Dc sono nati come un’impresa a conduzione familiare: il fratellone George che fa da manager, produttore e spalla musicale nel momento del bisogno, la sorella Margaret che spara idee e consigli d’immagine arrivando a battezzare la band e, infine, la coppia Malcolm-Angus che, armata di chitarre, parte alla conquista del mondo. L’idea di un loro illustre collega, Slash, è che «con tre accordi Malcolm e Angus hanno fatto più di qualsiasi altro essere umano». Sicuramente, la musica degli Ac/Dc mette d’accordo e fa ballare tutti. «Le belle canzoni sono eterne» è l’Angus pensiero. In oltre 40 anni di carriera, gli Ac/Dc hanno scritto decine di canzoni immortali: Highway to Hell, Shoot to Thrill, Dirty Deed Done Dirt Cheap, It’s a Long Way to the Top if You Wanna Rock’n’Roll, You shook me all night long e, forse il loro pezzo più famoso in assoluto, Back in Black, sfornato in uno dei momenti più difficili per il gruppo, ossia quando Bon Scott, il primo cantante della band, morì soffocato dal suo stesso vomito. Quello di Back in Black è un riff che qualsiasi chitarrista alle prime armi vuole imparare a suonare, proprio come lo suona Angus Young, accompagnando Brian Johnson, il cantante in carica dal 1980.Durante i concerti Angus gli salta sulle spalle e lo cavalca mentre continua a fare quel che gli riesce meglio: suonare la Diavoletto. Non che ne abbia bisogno, ma così Angus vola sempre più in alto. Lui che, con quel metro e sessanta scarsissimo, è stato eletto da Maxim il numero uno tra gli uomini più bassi del mondo.Tenuto conto di come hanno reagito dopo la morte di Bon Scott, gli Ac/Dc sono abituati a prendere a testate il destino (tra l’altro, nonostante sia piccoletto, Angus non si è mai tirato indietro davanti a risse e scazzottate), ma il 2014 è stato decisamente impegnativo per la famiglia Young.Rock duro, tempi ancora più duri: Malcolm, fratello maggiore di Angus e colonna portante degli Ac/Dc, non ha potuto registrare l’ultimo album della band, Rock or Bust, perché colpito da demenza senile. Già negli anni precedenti Malcolm faticava a concentrarsi, non riusciva a ricordare i pezzi, perdeva la memoria. Ma nell’ultimo periodo è stato costretto al ricovero in clinica, niente disco, niente tour, niente di niente. Come ha reagito il fratellino Angus? Insegnando le nuove canzoni al nipote Stevie, che aveva già sostituito una volta Malcolm alla fine degli anni Ottanta. Gli Ac/Dc sono e rimarranno sempre un affare di famiglia.

Rispetto alla malattia che ha messo al tappeto Malcolm, l’arresto del batterista storico degli Ac/Dc Phil Rudd, accusato di possesso di sostanze stupefacenti e minacce di morte, è nulla. Angus aveva promesso che gli Ac/Dc avrebbero comunque affrontato il tour e così è stato: il 9 luglio, un mese fa, hanno suonato in Italia, a Imola.

«La storia di Phil è stata una brutta botta» ha spiegato Angus all’edizione americana di Rolling Stone. «Ma noi andiamo avanti per la nostra strada. Perché per noi è una missione». Una missione che va avanti da sempre e durerà per sempre. «Io mi tengo giovane così. Prendo la chitarra, metto l’uniforme da scolaretto e salgo sul palco. Ed è a quel punto che si scatena la forza pura».

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