ALIANTE Luca Bertossio: EAA AirVenture Oshkosh 2015


 

Luca Bertossio: “L’aliante è una forma d’arte”

Pluricampione del mondo e richiestissimo agli airshow, il pilota di volo acrobatico si racconta

Di solito si pensa che i piloti siano distaccati, glaciali, privi di emozioni. Abituati a picchi di adrenalina e a velocità che la gente comune non proverà mai, devono calcolare ogni rischio e il più piccolo dettaglio in una frazione di secondo. Un istante che può fare la differenza tra la vita e la morte. E tutto questo, in teoria, rischia di indurire il cuore.

Poi conosci Luca Bertossio e ti rendi conto che si tratta solo di un luogo comune.

A soli 25 anni, Luca è già una leggenda del volo acrobatico in aliante. Pluricampione iridato e star acclamata agli airshow di tutto il mondo, il pilota friulano è un concentrato di cuore, passione, emozioni e un amore sconfinato per il volo che traspare in ogni parola. La sua voce vibra di commozione quando ricorda i viaggi all’aeroporto, durante l’infanzia, per aspettare il papà di ritorno dalla Russia, dove lavora. Si incrina per l’emozione quando la memoria torna ai sacrifici che sua mamma ha affrontato per stare con lui durante le scuole superiori, frequentate a Forlì, lontano dall’amato Friuli. Si incendia di passione quando parla dei suoi fan, degli amici e, naturalmente, del volo in aliante. La sua vita.

A che età hai cominciato a volare?
A 11 anni, spinto da una passione che mi lega profondamente agli aeroplani a causa, o per merito, di mio padre. Lui lavora all’estero, a Mosca. Da quando sono nato, quindi, lo vedevo ogni tre-quattro mesi per una settimana o dieci giorni. In queste occasioni vivevo due tipi di emozioni diametralmente opposti: la gioia più immensa quando andavo ad aspettarlo all’aeroporto e la tristezza più cupa quando lo accompagnavo perché doveva ripartire. Pensavo: “Devo volare su quegli aeroplani per poter stare un po’ di più con lui”. Da un pensiero inconscio, questa passione per gli aeroplani e per il volo ha poi preso il sopravvento.

Quando è nata la passione per il volo acrobatico?
All’inizio volevo diventare pilota di linea per fare del volo il mio mestiere. Poi, man mano che ho preso i brevetti, ho capito che il volo vero è qualcosa di più che fare Roma-Milano quattro volte al giorno. Questo l’ho compreso grazie all’acrobazia e, ancora di più, grazie all’aliante, che ho scoperto durante il mio percorso di formazione come pilota professionista. A 16 anni ho preso il primo brevetto per gli aeroplani ultraleggeri (aerei biposto che pesano fino a mezza tonnellata), il primo scalino per cominciare a volare. Ma già a undici anni, tramite un amico che faceva aeromodellismo insieme a me, ho cominciato a provare l’aeroplano e ho capito che era quello che volevo fare per essere felice. Nei week end mi facevo portare al campo volo da mia madre e spendevo la mia paghetta volando.

Luca Bertossio pilota di Airshow
Per Luca la vita è una competizione con se stessi© Daniele Molineris/Red Bull Content Pool

Una scelta che ha condizionato anche i tuoi studi.
Sì. Ho sempre fatto scelte con il cuore, più che con la testa. Al momento di decidere cosa fare alle superiori, ho scelto di iscrivermi a un istituto tecnico aeronautico. I miei genitori – e li ringrazierò per sempre – hanno assecondato la mia volontà. Mia madre ha lasciato il lavoro e si è trasferita a Forlì per seguirmi e starmi vicino. I miei genitori hanno fatto un sacrificio enorme per farmi frequentare questa scuola. Comunque, appena potevo, “scappavo” all’aeroporto a vedere gli aerei.

Come sei arrivato a pilotare un aliante?
Ho preso tutte le licenze per diventare pilota di linea. Poi, intorno al 2009, ho cominciato a fare il trainatore, il pilota che porta in quota gli alianti, che è un bel modo (oltre a essere gratis) per fare esperienza. Mi piaceva fare questo tipo di volo, ma poi ho voluto cambiare “punto di vista” e ho provato l’aliante. Ho capito da subito quanto fosse difficile, ma allo stesso tempo semplice. Qualsiasi cosa tu faccia, l’aliante la rispecchia in maniera immediata e pura. Non ci sono filtri tra te e questa macchina nata esclusivamente per volare senza l’aiuto di alcun tipo di apparato, strumenti o altro. Solo un paio di ali. Questa semplicità e difficoltà al tempo stesso mi hanno subito conquistato. Non è un volo in tre dimensioni, ma in quattro. Si sfruttano tutti i movimenti che si possono eseguire all’interno di un fluido con una determinata energia.

Luca Bertossio evoluzione aerea con aliante
Un’altra evoluzione aerea di Luca Bertossio© Daniele Molineris/Red Bull Content Pool

Quando hai preso la licenza per pilotare l’aliante?
Nel 2010, dopo circa sei mesi di corso, durante i quali ho cominciato a fare qualche acrobazia con il mio primo istruttore, Giuseppe Agostino. Dopo è arrivato Pietro Filippini, che è il papà dell’acrobazia in aliante in Italia. Loro mi hanno insegnato questa meravigliosa forma d’arte. Subito dopo ho preso parte a due campionati italiani “entry level”, la categoria Promozione e quella Sportsman, vincendoli entrambi. Così è cominciata la mia carriera.

Com’è il rapporto con il tuo attuale coach, Sandor Katona?
Lavoro con lui dal 2011, da quando mi sono laureato vicecampione del mondo in Polonia all’esordio al Mondiale. Sandor è un personaggio che rasenta la mitologia. Ha quasi ottant’anni, ci parliamo con un linguaggio tutto nostro, un misto di italiano, inglese, ungherese e tedesco, ma ci capiamo alla perfezione. Sa quando deve scherzare con me, quando essere serio, quando deve mettermi in riga. Mi ha insegnato la filosofia dell’arte del volo e dell’acrobazia. Mi aiuta a essere sempre pronto al momento giusto, concentrato, attivo, sia durante le gare sia durante gli allenamenti. Riesce a “bilanciarmi”. Considerate che un programma dura due-tre minuti e tu ti alleni per centinaia di ore sotto il sole sudando, spingendo e sporcandoti, per realizzare una performance perfetta di due minuti davanti al mondo. Sandor mi aiuta ad arrivare con la mente giusta, e nella giusta condizione, a quel momento.

Luca Bertossio pilota di Airshow
Luca Bertossio e il suo inseparabile aliante© Daniele Molineris/Red Bull Content Pool

Hai mai avuto paura? Ti sei mai sentito in pericolo?
La paura fa parte di questo gioco, della mia vita, di questo mondo. Ho paura ogni volta che salgo sull’aliante, che lego cinque cinture intorno a me, che chiudo la capottina e decollo. Ho paura all’inizio, quando penso a cosa sto per fare, ma è un impulso. Poi scompare per lasciare spazio alla concentrazione, alla tensione e, infine, alla felicità quando termino il programma. La paura, però, fa parte di tutto questo ed è fondamentale. Se non avessi paura, sarei un incosciente. Se non hai paura, non sai quale sia il tuo limite e non ti rendi conto di essere frangibile, mortale. Sia in aliante sia sugli aeroplani a motore – continuo a pilotare anche questi veicoli – mi è successo di avere imprevisti e anche un paio di emergenze. Sono momenti particolari, durante i quali il cervello lavora in maniera così precisa e veloce che non hai tempo di avere paura, fintantoché puoi agire. Quando non puoi più agire, allora la paura prende il sopravvento. Ma il pilota combatte sempre, fino all’ultimo.

Come superi i timori ogni volta che stai per fare un volo?
La voglia di migliorarmi sempre. A 20 anni mi sentivo fortissimo. Ma poi ho capito che potevo migliorare. È il bello dell’acrobazia: non c’è mai fine al miglioramento, perché il vero obiettivo che spinge tutti i piloti acrobatici del mondo – così come negli altri sport – è arrivare alla perfezione. Purtroppo siamo umani e, in questa vita, non raggiungeremo mai la perfezione. Però possiamo cercare di avvicinarci il più possibile. Si impara sempre, non esiste sconfitta. Ma serve molta umiltà.

Lo scorso agosto hai vinto la medaglia d’argento ai FAI World Glider Aerobatics Championships, i Campionati del Mondo di acrobazia in aliante, che si sono tenuti a Zbraslavice, nella Repubblica Ceca. Soddisfatto di questo risultato o speravi di salire sul gradino più alto del podio?
Sono contentissimo di questo risultato. Mi è servito arrivare secondo, ed è una cosa che non avrei mai pensato di dire, perché se avessi vinto quest’anno, forse il prossimo non avrei avuto quella scintilla che ho ora di tornare e fare meglio. Voglio tornare a essere campione del mondo come accadde nel 2012 con quattro medaglie d’oro.

In quali specialità ti sei dovuto esibire?
Ci sono tre specialità, tre diversi tipi di volo. C’è il “programma Conosciuto”, uguale per tutti e senza variazioni. È il primo volo che si esegue al Mondiale e lì ho conquistato la medaglia di bronzo. Poi ci sono i “programmi Sconosciuti”, che vengono assegnati ai piloti al massimo 12 ore prima della gara e non si possono provare e sono composti dalla somma di tutte le figure che una squadra propone alla commissione, la quale crea una sequenza che dovrà essere eseguita dai piloti. In questa prova ho vinto la medaglia d’argento. Infine mi sono laureato vicecampione del mondo assoluto nella categoria Illimitata, che è frutto della somma di tutti e cinque i programmi che abbiamo volato, a soli 37 punti – su un totale di oltre 8.000 – dal vincitore.

Luca Bertossio sul suo aliante
Luca Bertossio sul suo aliante© Daniele Molineris/Red Bull Content Pool

Cosa ci puoi raccontare della partecipazione all’Airshow di Oshkosh?
L’EAA AirVenture di Oshkosh, che si trova nel Wisconsin, è il più grande airshow del mondo. C’erano oltre 650.000 persone al giorno e giornalisti provenienti da ogni parte del pianeta che assistevano alle esibizioni. Una cosa pazzesca. È un appuntamento a cui si partecipa su invito. È stata una soddisfazione enorme, una delle prime volte in cui ho percepito davvero tutti gli occhi che avevo addosso. La soddisfazione che ho provato era prima di tutto per il pubblico, perché l’America è un Paese molto evoluto dal punto di vista del volo.

Un altro airshow a cui hai partecipato è stato quello del 55° anniversario delle Frecce Tricolori a Rivolto, in provincia di Udine, a inizio settembre.
Mi è rimasto nel cuore. Anche in questo caso, sono stato invitato dall’Aeronautica Militare su richiesta delle Frecce Tricolori e del Capo di stato maggiore. Uno dei pochi civili a prendere parte a un simile evento. Quelli sono i miei cieli, è casa mia. Apprezzo le Frecce Tricolori, le ammiro, sono fonte di ispirazione assoluta, anche se non vorrei mai fare cambio con loro. Ma volare a Rivolto con loro era il mio sogno. Rivolto è il tempio dell’acrobazia in formazione. Le Frecce Tricolori sono un vanto dell’Italia, riconosciute in tutto il mondo come il miglior team acrobatico di formazione a jet. Quindi, volare a casa loro, su loro invito, davanti al mio pubblico è stata un’emozione indescrivibile. Quando dall’alto, da circa 1.600 metri, ho visto quella massa compatta di gente, sapendo che molte persone che mi avevano visto crescere erano lì per me, è stato incredibilmente toccante.

© Daniele Molineris/Red Bull Content Pool

Da qualche mese hai un aliante nuovo, che ha una storia particolare…
L’aliante mi è arrivato quest’anno grazie a due investitori svizzeri, Riccardo e Giorgio, che non smetterò mai di ringraziare. È uno Swift S-1, prodotto in soli 24 esemplari. Proprio un anno fa, un mio caro amico, proprietario dello Swift S-1, ha avuto un incidente con un altro aliante. Dopo un po’ di tempo, mi sono messo in contatto con i parenti per avere la prelazione d’acquisto dell’aliante. La fila dei richiedenti era lunghissima. Loro si sono mostrati subito disponibili a darmi la possibilità di tenere l’aliante in Italia e di farlo volare come non aveva mai volato prima. Così, grazie agli investitori svizzeri, siamo riusciti a far arrivare lo Swift S-1 a Premariacco (Udine), dove volo. Con questo aliante ho la possibilità di essere competitivo. Senza lo Swift S-1, oggettivamente, non puoi essere nei primi sei. A parità di velivoli, a quel punto, la differenza la fa il pilota.

Che tipo di preparazione fisica svolgi?
Faccio un tipo di preparazione per volare. Ho sempre praticato molti sport: dal tennis al calcio, dal basket al nuoto. Ho fatto un po’ di tutto. Ma poi ho dedicato tempo, anima, corpo, forza e finanze al volo. Non amo molto correre perché, volando a 300 chilometri all’ora, mi annoia un po’. Vado in moto, che è il mio modo di sentirmi libero, di staccare e compensare la mancanza di potenza in aria. Faccio molto stretching per la mobilità delle articolazioni, per stimolare il riflesso e la precisione dei movimenti, specie delle mani e dei piedi, che devono essere fulminei. I muscoli devono essere sempre allenati. Lo stretching è importante per le braccia, le gambe e la schiena, molto sollecitata durante il volo.

Luca Bertossio pilota di Airshow
Un’altra immagine di Luca Bertossio© Daniele Molineris/Red Bull Content Pool

Curi l’alimentazione? Osservi un particolare tipo di dieta?
L’alimentazione è fondamentale prima di volare e anche nei giorni in cui mi alleno per una gara. Meglio evitare i carboidrati, che impegnano il metabolismo nella digestione. Per volare a certe velocità, il sangue deve circolare come si deve, altrimenti si corre il rischio di svenire. Meglio le proteine e la frutta. Importantissima anche l’acqua. L’idratazione è fondamentale, specie in estate, quando nella cabina dell’aliante si superano tranquillamente i 45 gradi.

A dicembre parteciperai ai World Air Games (WAG) – una competizione internazionale di sport dell’aria organizzata dalla FAI, la Fédération Aéronautique Internationale, ispirata ai Giochi olimpici – che si terranno a Dubai. Cosa ti aspetti?
Sono le Olimpiadi dell’aria. Le nazioni sono rappresentate da un pilota per ogni specialità di volo. Io parteciperò per l’acrobazia in aliante. È un evento su invito; anche per questo sono onorato di partecipare. Sarà durissima, perché è un contest molto difficile, con regole particolari, diverse dai Campionati del Mondo a cui sono abituato. Ci sarà una gara di freestyle, nel quale mi so difendere bene, e ci sarà un programma molto tattico, un libero di precisione, dove bisogna giocarsela metro per metro. Voliamo in un cubo d’aria “immaginario” con spigolo di un chilometro e bisogna stare all’interno di questo volume, altrimenti si prendono penalità. Se invece si va sotto quota, scatta la squalifica.

Luca Bertossio
Luca Bertossio© Daniele Molineris/Red Bull Content Pool

Il tuo motto è: “La vita è una competizione con se stessi”. Ti senti più in competizione con te stesso o con i tuoi avversari?
Durante le gare passo diversi “step” nella mia mente. Ci sono momenti in cui esistiamo solo io e l’aliante, e altri in cui vedo l’avversario e, pensando che stia volando bene, penso a come potrei batterlo. Quindi mi metto in comparazione con lui. Quando si vola si pensa poco. Si agisce. Però, in quei brevi istanti, non penso agli altri. Penso semplicemente che posso fare una cosa in modo da essere migliore dei miei rivali e cerco di eseguirla alla perfezione. Quando atterro, naturalmente, vedo i punteggi, che sono in comparazione con gli altri. E a quel punto capisco in quali figure devo migliorare. La competizione vera, comunque, è contro me stesso. Contro me come pilota e come persona.

Sei ancora giovanissimo e avrai sicuramente tanti progetti e sogni nel cassetto. Quali speri di realizzare nell’immediato futuro?
Il sogno nel cassetto è continuare a migliorare. Vincere, vincere, vincere. Perché non serve a niente, ma è l’unica cosa che conta. E condividere la mia felicità mentre faccio questo sport perché, se la condividi, si moltiplica anche per te stesso.

 

http://www.redbull.com/it/it/athletes/1331713795644/luca-bertossio

89 comments on “ALIANTE Luca Bertossio: EAA AirVenture Oshkosh 2015

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