25 febbraio 2016
Recommended Canon 7D Mark II Settings

related post Being a specialized tool for sports and wildlife photography, the recently announced Canon 7D Mark II is a popular choice among many Canon shooters, thanks to its impressive 10 fps continuous shooting speed, a sizable buffer, high-end 65-point AF system and a solid weather-proof build. Along with these pro-level features, the 7D Mark […]

related post : http://www.aristidetorrelli.it/Articoli/CapireProPhotoRGB/CapireProPhotoRGB.html

Un’analisi approfondita dello spazio colore ProPhotoRGB e il suo rapporto con i sensori

Lo spazio colore ProPhoto RGB

Lo spazio preferito dai fotografi digitali

 

Molti di noi lavorano nello spazio colore Adobe RGB 98 che è più grande dello spazio sRGB, con ciò supponendo che sia lo spazio colore migliore per lavori di stampa fine art. In effetti c’è qualcosa di meglio. La Kodak ha sviluppato anni fa lo spazio ProPhoto RGB che è molto più esteso della spazio Adobe RGB.

 

Lo spazio ProPhoto RGB sul diagramma di cromaticità CIE 1931

 

Nel diagramma di cromaticità CIE 1931 che vediamo in figura, sono riportati i colori compresi nello spazio ProPhoto RGB e le coordinate dei colori primari. Il punto di bianco D50 è al centro. Le aree dei triangoli all’esterno dell’area colorata sono colori immaginari (non visualizzabili).

Lo spazio colore ProPhoto RGB è uno spazio colore RGB riferito all’uscita (monitor, stampante…) che offre un gamut molto largo, progettato per l’utilizzo in fotografia. Questo spazio colore contiene più del 90% dei colori possibili nello spazio CIE L*a*b*, ed il 100% dei colori del mondo reale. Lo spazio ProPhoto RGB è più grande dello spazio colore Adobe RGB. Inoltre, i colori primari del ProPhoto RGB sono stati scelti per minimizzare le rotazioni delle sfumature dovuti ad operazioni non lineari sulle scale tonali. Ricordate che le operazioni non lineari sono peculiari dei software di sviluppo RAW come Lightroom. E’ per questo che lo spazio colore di default di Lightroom è proprio ProPhoto RGB e non è modificabile.

Una delle caratteristiche negative di questo spazio colore è che circa il 12% dei colori rappresentabili sono colori immaginari che non esistono e non sono visibili.

Quando si lavora in uno spazio di colore con il gamut così ampio, è opportuno lavorare con 16 bit di profondità colore per evitare il fenomeno della posterizzazione. Questo fenomeno è più evidente lavorando ad 8 bit perché i gradini della scala tonale sono più alti (copriamo la scala con 256 gradini invece di 65536).

 

 

Colore CIE x CIE y
rosso 0.7347 0.2653
verde 0.1596 0.8404
blu 0.0366 0.0001
bianco 0.3457 0.3585

I colori primari di ProPhoto RGB

 

Ma perché mi dice ciò?

Bello, tutto tanto bello. Ma perché dovrei usare ProPhoto? Non basta Adobe RGB per contenere i colori della mia reflex? Facciamoci un giro tra i profili con  il programma ColorThink, che uso per analizzare i profili colore che genero per le mie carte da stampa. E’ così che mi diverto ad osservare i vari gamut, sia di ripresa che di elaborazione e stampa. In questa figura vediamo che lo spazio Adobe RGB contiene lo spazio sRGB:

 

             Lo spazio sRGB è quello colorato, racchiuso nello spazio Adobe RGB (bianco)

 

Se usiamo sRGB, abbiamo molti tagli (clipping) nei verdi, nei rossi e negli arancioni. Questo significa che se avete un file nello spazio colore sRGB, alcuni colori verde/arancio/rosso presenti nell’originale sono stati persi. Per questo motivo, chi scatta in JPG sceglie lo spazio Adobe RGB invece di sRGB. Perchè buttar via informazioni utili se non dovete? Allo stesso modo, chi scatta in raw,  esporta i suoi file in Photoshop etichettandoli come Adobe RGB e imposta lo spazio colore di lavoro di Photoshop ad Adobe RGB. Ragionevole, no?

 

Le fotocamere nello spazio

Oltre a guardare i profili di stampa, ho notato che avevo anche una serie di profili ICC di fotocamere, residuo di una installazione di C1 Pro, il convertitore raw di Phase One che usavo fino a qualche anno fa. I profili sono per le differenti fotocamere riconosciute e per diverse condizioni d’illuminazione. Anche Camera Raw (Lightroom ha lo stesso motore) fa la stessa cosa, anche se ha solo due profili per ogni fotocamera, quello per la luce diurna e quello per la luce al tungsteno. I profili per le altre illuminazioni vengono ottenuti per interpolazione. All’epoca avevo la EOS 30D, perciò ho caricato in ColorSync il profilo di questa fotocamera.

Il profilo della EOS 30D (bianco) e quello Adobe RGB (colorato)

 

La prima cosa che mi è saltata agli occhi è stata la grandezza di questo profilo colore. In figura potete vedere il profilo della 30D in bianco e, colorato, il profilo Adobe RGB. Lo spazio colore della fotocamera è molto più grande dello spazio Adobe RGB specialmente nei rossi e nei blu. Solo nei gialli Adobe RGB è più grande della 30D. Cosa significa? Che se usiamo una 30D (o una qualsiasi altra reflex digitale sul mercato, i sensori sono molto simili) con lo spazio colore Adobe RGB perdiamo i colori più profondi e saturi che il sensore è capace di catturare.

E così ecco la risposta alla domanda di prima, perchè vi parlo di ProPhoto RGB. Bisogna lavorare in uno spazio colore più ampio, fin dall’inizio. Ho confrontato in ColorThink lo spazio colore della 30D con quello ProPhoto RGB ed ecco il risultato.

Adobe RGB ~ EOS 30D                                 ProPhoto RGB – EOS 30d

 

La prima figura, quella a sinistra, mostra in bianco lo spazio colore della fotocamera e, colorato, quello Adobe. La seconda mostra colorato lo spazio ProPhoto che, come ben si vede, copre praticamente tutto lo spazio colore della fotocamera. Rimangono non coperti da ProPhoto solo alcuni punti che vedete in bianco.

Ho anche trovato una rappresentazione più tradizionale del gamut colore che mostra le estensioni degli spazi Adobe e ProPhoto rispetto allo spazio visibile, lo spazio LAB. L’area a forma di ferro di cavallo è lo spazio visibile. Al di fuori di esso non c’è visione umana a colori. Il triangolo colorato è lo spazio Adobe e il triangolo non colorato è lo spazio ProPhoto.

 

Questo diagramma ci dice che ProPhoto copre molto più spazio visibile di Adobe. Non solo, eccede lo spazio visibile nei verdi e nei blu profondi. Come dicevamo all’inizio, attenzione a questa capacità di generare colori non visibili. In post produzione, non spingiamo troppo in là il cursore della saturazione nei verdi e nei blu.

ProPhoto RGB in pratica

Per usarlo è facile. Ogni software di elaborazione permette di scegliere lo spazio colore di lavoro. Tra l’altro, come dicevo, ProPhoto RGB è lo spazio colore predefinito di Lightroom e non lo si può cambiare. Quando però esportate un file in un altro software, scegliete lo spazio di colore ProPhoto RGB.

Stessa cosa in Photoshop. Impostate ProPhoto RGB come spazio colore di lavoro. Attenzione inoltre a lavorare a 16 bit, per evitare la posterizzazione.

Più colori, più profondi, più saturi… Ma è tutto così bello e senza controindicazioni? Purtroppo no.

In figura potete vedere il profilo colore di un monitor LCD sovrapposto allo spazio ProPhoto (in bianco). Ne copre ben poco, eh? E’ ovvio che lavorando in questo spazio colore non abbiamo modo di vedere tutti i colori che stiamo utilizzando. Non scompariranno, certo, ma verranno compressi nello spazio colore della stampante (carta+ inchiostri). Allora perchè lavorare in ProPhoto? Per lo stesso motivo per cui lavoriamo a 16 bit, perchè abbiamo più spazio di manovra, più possibilità di fare elaborazioni senza sbattere contro un muro. In più, molte stampanti sono in grado di riprodurre ciani, magenta e gialli saturi ben al di fuori dello spazio Adobe. Chi lo dice? Jeff Schewe, uno dei guru della gestione del colore, in un suo testo A Color Managed Workflow che si trova sul sito web di Adobe.


Lo spazio colore della Epson 2200 con carta matte.

E’ evidente la zona dei ciani, magenta e gialli dove va al di fuori dello spazio Adobe.

 

Perciò, con lo spazio colore ProPhoto RGB, la parola d’ordine è attenzione.

L’avvertimento del gamut

Un sistema per verificare se c’è un taglio del gamut in un file immagine è quello di usare la funzione Gamut Warning in Photoshop. Vi evidenzierà un qualsiasi colore fuori gamut basandosi sulle vostre impostazioni. Un buon uso lo si può fare visualizzando due volte una cart di test di Granger, una volta nello spazio Adobe RGB e l’altra in ProPhoto RGB. Potrete vedere la differenza tra i due spazi riguardo i colori fuori gamut.

Fuori gamut in Adobe RGB                                    Fuori gamut in ProPhoto RGB

____________

Conclusione

Usare ProPhoto RGB come spazio colore ha molti vantaggi ed alcuni punti di attenzione. Il principale vantaggio è che la tecnologia continua ad avanzare e ci offre, a prezzi sempre più competitivi, monitor LCD con gamut colore sempre più ampi (abbiamo, per circa 600€, dei monitor 24″ com gamut pari al 95% di Adobe RGB), impensabili solo tre o quattro anni fa. Abbiamo inchiostri sempre più sofisticati che coprono spazi colore sempre più estesi (penso agli Epson K3). Perciò non possiamo utilizzare file che non possono fare uso di queste potenzialità solo perchè abbiamo deciso di castrarli all’origine, lavorando in uno spazio colore più piccolo.

Inoltre, usando ProPhoto, abbiamo file che possiamo lavorare più e meglio e che, già oggi, si stampano meglio, così come un file a 16 bit è superiore ad uno a 8 bit.

D’altro canto, un’immagine con uno spazio colore così ampio è come una bestia selvaggia che va tenuta sotto controllo, in gabbia, per evitare che, uscendo accidentalmente, non combini disastri. Chiunque riceva un file in questo spazio colore e non sappia cos’è e come va trattato in un flusso di lavoro gestito colorimetricamente, può usarlo inavvertitamente per produrre risultati orribili di cui, ovviamente, darà la colpa a voi.

 

 

Sorgente: Capire lo spazio colore ProPhotoRGB

( Grazie :  ©2010 Aristide Torrelli  )

12 febbraio 2016
The EPA Finally Admitted That the World’s Most Popular Pesticide Kills Bees—20 Years Too Late | Mother Jones

related post The agency says it may place new restrictions on the chemical by year’s end. Sorgente: The EPA Finally Admitted That the World’s Most Popular Pesticide Kills Bees—20 Years Too Late | Mother Jones